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Legge su salario minimo e libertà sindacale, Conflavoro Pmi incontra senatrice Catalfo presidente commissione Lavoro

capo16 La confederazione del presidente Roberto Capobianco sarà anche audita in merito durante un’apposita seduta dell’Xi commissione di Palazzo Madama

Ieri (16 gennaio) il presidente di Conflavoro Pmi Roberto Capobianco ha incontrato a Palazzo Madama la senatrice Nunzia Catalfo, presidente della commissione Lavoro pubblico e privato e previdenza sociale. Salario minimo per legge e rappresentatività sindacale sono stati gli argomenti discussi in un colloquio molto costruttivo in vista di nuove norme che finalmente regolini le due questioni.”Sono battaglie di civiltà per il bene delle piccole e medie imprese italiane – sottolinea Capobianco – fondamentali nella lotta al dumping, per il potere d’acquisto dei lavoratori, nella questione retributiva e contributiva. Sul merito ci siamo già confrontati con il ministro Luigi Di Maio e il capo dell’Ispettorato Leonardo Alestra. E ci tenevamo fortemente a discuterne anche con la senatrice Catalfo perché è una figura fondamentale di questo processo. La presidente della commissione Lavoro è la prima firmataria del Ddl 658 per l’istituzione del salario minimo orario. Con la senatrice c’è stato un confronto limpido e siamo soddisfatti, le istanze delle Pmi sono state ascoltate e capite a fondo. Nelle prossime settimane continueremo il dialogo e avremo il piacere di esprimere le posizioni delle piccole e medie imprese anche in una prossima audizione della commissione Lavoro al Senato”.

Da Catalfo la massima attenzione anche alla questione della libertà sindacale, che per Conflavoro Pmi è un altro capitolo da normare senza ulteriori ritardi poiché sta creando problemi alla piccola imprenditoria italiana e all’economia tutta. “Mancano criteri trasparenti e imparziali che definiscano il concetto di ‘sindacato maggiormente rappresentativo’ – spiega Capobianco – e la conseguenza è il caos in cui viviamo. Il mondo del lavoro è cambiato e, per regolarlo, non è oggettivamente razionale basarci su concetti che permettano l’esistenza delle sole organizzazioni sindacali storiche. Oggi il sindacalismo, ma anche la politica stessa, per fortuna vive di pluralismo. Chiunque ha il diritto di farsi rappresentare da chi meglio crede, secondo crismi di qualità. Le giovani associazioni proliferano e non potrebbe essere altrimenti: è dunque giusto ostacolare, volutamente o meno, il loro apporto al mondo del lavoro? No, proprio come non sarebbe giusta uno Stato che non permettesse a un partito di fare politica solo perché giovane”.

Come fare, allora, per garantire la piena libertà sindacale? Conflavoro Pmi chiede siano individuati gli strumenti per determinare i parametri di un corretto e responsabile pluralismo contemporaneo, tra cui l’applicazione di contratti collettivi di qualità. E questa è anche la linea adottata dal Cnel, come ha ribadito il presidente professor Tiziano Treu al congresso Confsal degli scorsi giorni. “Dettare questi parametri tenendo in piena considerazione l’esistenza delle nuove associazioni maggiormente rappresentative – conclude Capobianco – deve essere il primo passo da fare. Solo allora, sempre basato su questi moderni principi di qualità e pluralismo, avrebbe senso l’introduzione di un salario minimo stabilito per legge. Riterremmo sbagliato creare nuove norme basandole esclusivamente sulla comparazione con le storiche organizzazioni che in Italia hanno avuto per un secolo il monopolio sindacale. Anche e soprattutto in questo ambito il nostro Paese deve finalmente voltare pagina”.


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