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Accadde oggi, 13 Maggio: 1770 e 1780, le date di James Cook - 1909, parte da Milano, a Piazzale Loreto, il primo Giro d'Italia - 1978, entra in vigore la Legge Basaglia sui Manicomi - 1981: l’attentato a Giovanni Paolo II -

13 maggio attentato Papa

Non si è mai fatta piena luce, appieno,  su questo episodio, che poteva cambiare il corso dela fine del secondo millennio e che il Papa polacco era convinto avesse avuto un esito assai meno tragico, per l'intervento della Madonna di Fatima!! che tra l'altro l'avrebbe predetto!!

(il momento dello sparo)

 

di Daniele Vanni

 

 

 

 

13 Maggio 1981, poco dopo le 17,30, due colpi di arma da fuoco portano lo scompiglio in Piazza San Pietro!

La maggioranza dei fedeli non si accorge di niente, se non di un certo trambusto in un angolo della piazza. La stragrande maggioranza non sa niente di cosa è successo.

Una parte della folla vede però, ad un tratto, scattare in avanti la jeep bianca del Papa, con sopra i prelati che si chinano tutti sopra il Pontefice. Alcuni pensano che Giovanni Paolo II sia caduto.

In molti, invece, quando vedono la jeep imboccare la strada del rientro, a forte velocità, pensano ad un malore.

Tutti ora interrogano il vicino per capire!

Ma qualcuno, più vicino al luogo dove oggi c’è la lapide che ricorda l’attentato, sa esattamente cosa è capitato! Un uomo, forse due avrebbero sparato.

Una suora, dicono alcuni, sicuri del fatto loro! avrebbe anche cercato di fermare l’attentatore! Ma era solo? Comunque è stato fermato. La voce ora si diffonde in un battibaleno. Ed è allarme, sconcerto, tristezza, disperazione ed anche indignazione. Incredulità.

Il 22 luglio, Mehmet Ali Ağca è già condannatao all’ergastolo.

Ma non parla.

Poi, in seguito, sarà un fiume in piena. A volte, spesso, anche farneticante e inconcludente. E la difesa ne ha chiesto anche l’infermità mentale. A volte fa pensare che parli in codice.

Parla dei servizi segreti dell’Est. In particolare della Bulgaria. Di complici.

A volte, tira in ballo anche persone vicine, addirittura  interne al Vaticano. E poi divaga, depista (o sa qualcosa davvero?) parlando a sproposito del caso di Emanuela Orlandi. A volte, coinvolge personaggi lontani, come l’Ayatollah Khomeyni, che non conosce neppure la lingua turca di Agca! Poi, dopo aver detto, più volte, di voler con l’attentato guadagnare il Paradiso dell’Islam, dichiara di essere, in realtà! il Cristo, di voler riscrivere la Bibbia e preannuncia l'Apocalisse!

Giovanni Paolo II lo va anche a trovare e lo perdona, con un gesto che fa, in un attimo, il giro del mondo.

 Mehmet Ali Ağca era stato un militante nell'organizzazione terroristica di estrema destra denominata "Lupi grigi". Il 1º febbraio 1979 aveva partecipato alla preparazione dell'attentato che costò la vita al giornalista turco Abdi İpekçi, direttore del quotidiano liberale Milliyet. Dopo la  condanna, il 25 novembre 1979 era riuscito ad evadere dal carcere di massima sicurezza di Kartal Maltepe, in cui era detenuto.

Il 13 maggio 1981, pochi minuti dopo l'ingresso di Wojtyła in piazza San Pietro per l'udienza generale, Ali Ağca sparò due colpi di pistola al papa. Pur riuscendo a raggiungere il colonnato di piazza San Pietro con l'intento di fuggire dal luogo dell'attentato, venne costretto a fermarsi da alcuni astanti. Facendo cadere inavvertitamente la pistola a terra urtando con il braccio una suora lì presente e rimanendo quindi disarmato, poté essere arrestato facilmente dalle forze dell'ordine. Riprese la corsa, ma ormai disarmato, venne bloccato e arrestato nel colonnato. Wojtyła fu presto soccorso e fu sottoposto a un intervento di 5 ore e 30 minuti.

Il 27 dicembre 2014, in occasione del trentunesimo anniversario del suo colloquio con il Papa nel carcere di Rebibbia, Ali Agca si reca a visitare la tomba di Giovanni Paolo II, dove deposita due mazzi di fiori.

Successivamente, ad un controllo delle autorità italiane, (!?) il suo passaporto è risultato irregolare, oltreché la sua presenza inammissibile sul territorio di Schengen fino al 2016! Questo ha determinato l'applicazione del rimpatrio forzato da parte delle autorità, che hanno imbarcato Agca per la Turchia il 29 dicembre 2014!

Resta lo sconcerto, che mina la sicurezza, la credibilità degli Italiani verso le istituzione e la politica, insomma verso chi ci governa e dovrebbe rassicurarci con certezze, che l'enesimo fatto cruento, come le stragi o il delitto Moro, che sconvolge Italia e, soprattutto in questo caso: il mondo! anche questa volta, come il rapimento di Emanuela Orlandi, per fare solo un caso che coinvolge il Vaticano o il "suicidio" di Calvi..., anche nel caso dell'attentato alla vita di un Pontefice, cosa che non si vedeva o attuava dal Rinascimento! non si hanno chiare spiegazioni o soluzioni, cioè: spiegazioni plusibili, perlomeno accettabili dall'opione pubblica, che invano attende di sapere con certezza chi ha armato la mano di questo personaggio perlomeno strampalato, ma che non è un mitomane che ha agito da solo, per pazzia!

Ma questa è l'Italia: da Pasolini, all'Italicus, da Ustica a Mattei (sul quale stava scrivendo proprio Pasolini?) persino ad una tragedia civile navale come il Moby Prince, dove ad indagare un pò si scopre un nome tra i più potenti di Italia, anche adesso, ad Ilaria Alpi, da Biagi, senza scorta, a Piazza Fontana, un processo che ha girato tutta la Penisola...

 

13 maggio 1978, ecco la Legge Basaglia, che apre i manicomi, senza però sostituili con qualcosa di veramente nuovo!

Con Legge Basaglia s’intende la legge italiana numero 180 del 13 maggio 1978, "Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori".

Alla legge ci si riferisce comunementecon l'associazione al nome di Franco Basaglia (psichiatra e promotore della riforma psichiatrica in Italia), estensore morale mentre quello materiale della legge fu lo psichiatra e politico democristiano Bruno Orsini.

Ispirandosi alle idee dello psichiatra statunitense Thomas Szasz, Basaglia s'impegnò nel compito di riformare l'organizzazione dell'assistenza psichiatrica ospedaliera e territoriale, proponendo un superamento della logica manicomiale.

Come disse lo stesso Franco Basaglia intervistato da Maurizio Costanzo:

« Non è importante tanto il fatto che in futuro ci siano o meno manicomi e cliniche chiuse, è importante che noi adesso abbiamo provato che si può fare diversamente, ora sappiamo che c'è un altro modo di affrontare la questione; anche senza la costrizione. »

(Franco Basaglia)

La Legge 180 è la prima e unica legge quadro che impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici.

Ciò ha fatto dell'Italia il primo (e al 2017, finora l'unico) paese al mondo ad abolire gli ospedali psichiatrici!!!

Prima della riforma dell'organizzazione dei servizi psichiatrici legata alla legge n. 180/1978, i manicomi erano spesso significativamente connotati anche come luoghi di contenimento sociale, dove l'intervento terapeutico e riabilitativo veniva spesso visto (da tutto quel filone ideologico sessantottesco) come chiusi agli “apporti sociali”,  alla cosiddetta psichiatria sociale, delle forme di supporto territoriale, delle potenzialità delle strutture intermedie, e della diffusione della psicoterapia nei servizi pubblici: in una parola, non si apriva al concetto “nuovo” che la malattia psichica, non fosse organica, ma sociale!

La legge voleva anche essere un modo per modernizzare l'impostazione clinica dell'assistenza psichiatrica, instaurando rapporti umani rinnovati con il personale e la società, riconoscendo appieno i diritti e la necessità di una vita di qualità dei pazienti, seguiti e curati anche da strutture territoriali.

In pratica, al di là delle posizioni ideologiche, raccoglieva quanto di buono avevano ottenuto i nuovi farmaci come le benzodiazepine, i nuovi antipsicotici e i nuovi antidepressivi. Spingendosi fino all’utopia, che con questi nuovi ritrovati e con la “nuova società” le malattie mentali potessero scomparire del tutto!!

La legge stessa, nell'articolo 11 ("Norme finali"), prevedeva che la stragrande maggioranza degli articoli (articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 9) restassero in vigore solo fino alla data di entrata in vigore della legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, condizione poi verificatasi con la legge n. 833 del 23 dicembre 1978.

La legge n. 180/1978 demandò l'attuazione alle Regioni, le quali legiferarono in maniera eterogenea, producendo risultati diversificati nel territorio. Nel 1978 solo nel 55% delle province italiane vi era un ospedale psichiatrico pubblico, mentre nel resto del Paese ci si avvaleva di strutture private per il 18%, o delle strutture di altre province per il 27%.

Di fatto, solo dopo il 1994, con il "Progetto Obiettivo" e la razionalizzazione delle strutture di assistenza psichiatrica da attivare a livello nazionale, si completò la previsione di legge di eliminazione dei residui manicomiali.

Ma nel contempo, nulla o quasi fu attuato delle tanto decantate strutture intermedie, o delle abitazioni che dovevano accogliere gratuitamente e sotto stretta assistenza di psichiatri, psicologi e assistenti sociali, coloro che prima erano internati o coloro che senza “manicomi” dopo un periodo ospedaliero si sarebbero trovati in condizione di essere assistiti e curati intensamente. Risultato: per molto tempo, molti, rifiutati dalle famiglie e o non avendone più rimasero nei “lager” ormai aperti, con eventi a volte paradossali, a volte tragici.

Il resto fu scaricato sule famiglie con non pochi casi di omicidi, suicidi, odisseee inenarrabili…

Nonostante critiche e proposte di revisione, le norme della legge n. 180/1978 regolano tuttora l'assistenza psichiatrica in Italia.

Si era certo superata quella fase medioevale quando i “pazzi” erano paragonati ai delinquenti, come veri pericoli sociali. Tanto è vero, che alla presa della Bastiglia, tra i pochissimi prigionieri, vi era qualche “politico”, qualche delinquente professionale e qualche malato mentale!

Ma battezzando la malattia mentale, la depressione, i disturbi di personalità solo come conseguenze sociali, si era andati ad ideologizzare la malattia, senza comprenderne davvero le cause.

1909 - Parte da piazzale Loreto a Milano il primo Giro d'Italia, 8 tappe per 2448 km, vincerà Luigi Ganna

Il Giro d'Italia 1909, prima edizione della "Corsa Rosa", si svolse in otto tappe dal 13 a 30 maggio 1909, per un percorso totale di 2447,9 km.

Fu vinto dall'italiano Luigi Ganna con 25 punti.

Vi parteciparono 127 corridori, divisi in sei squadre, e solo in 49 riuscirono a concludere la corsa.

Tappe

Tappa        Data                Percorso e km                        Vincitore di tappa       

1               13 maggio         Milano-Bologna       397          Dario Beni

2              16 maggio          Bologna -Chieti       378,5       Giovanni Cuniolo        

3             18 maggio          Chieti-Napoli 242,8  Giovanni Rossignoli 

4             20 maggio          Napoli-Roma 228,1      Luigi Ganna 

5             23 maggio         Roma-Firenze 346,5      Luigi Ganna 

6             25 maggio         Firenze-Genova       294,1    Giovanni Rossignoli

7             27 maggio       Genova -Torino        354,9    Luigi Ganna   

8             30 maggio         Torino-Milano         206        Dario Beni    

Totale        2 447,9     

Resoconto degli eventi

Il primo Giro partì alle 2:53 del mattino dal Rondò di Loreto a Milano. Ganna fu protagonista sin dalla prima tappa, quando entrò per primo nell'Ippodromo Zappoli di Bologna, cadde, ma riuscì a recuperare e terminò quarto. Nella seconda tappa con arrivo in salita a Chieti sbagliò l'ultima curva e fu battuto da Giovanni Cuniolo. Nonostante i due piazzamenti, si portò in testa alla classifica generale. Nella tappa appenninica da Chieti a Napoli, forò quattro volte, terminando 11° e perdendo 51 minuti da Giovanni Rossignoli vincitore di tappa, e Galetti si portò al comando della generale. Recuperò poi la testa della classifica vincendo la quarta tappa a Roma, in cui solo il dilettante Oriani resistette fin sul traguardo e venne battuto. Si ripeté a Firenze in volata ed a Torino giungendo solo sul traguardo. Nell'ultima frazione, con l'arrivo a Milano, erano in tre a giocarsi la vittoria finale: Ganna con 22 punti, Galetti con 25 e Rossignoli con 33. All'altezza di Borgomanero, a 75 km dal traguardo del capoluogo lombardo, Ganna forò e Galetti, Rossignoli, Oriani, Canepari, Beni e Luigi Azzolini lo attaccarono guadagnando 4 minuti. Un passaggio a livello chiuso a Rho, a 5 km dal traguardo, permise al varesotto di recuperare e la tappa si decise con una volata vinta dal romano Dario Beni, su Galetti e lo stesso Ganna.

La classifica generale, a punti in quell'epoca, vide trionfare Luigi Ganna con 25 punti, mentre ultimo si classificò Giuseppe Perna con 291 punti. Se fosse stata a tempi, come oggi, il giro sarebbe stato vinto da Giovanni Rossignoli con 23'34" su Galetti, mentre Ganna sarebbe arrivato terzo a 36'54". Il montepremi per questo primo giro fu di 25.000 lire, di cui 5.325 andarono al vincitore Luigi Ganna.

Tutti i corridori furono fotografati alla partenza in modo che non vi fossero dubbi sulla loro identità all'arrivo e le notizie relative alla corsa erano diffuse tramite dispacci telegrafici che l'organizzazione esponeva in Piazza Castello a Milano, per informare gli interessati; i più fortunati poterono informarsi direttamente con il telefono.

Il concorrente Camillo Carcano venne squalificato, perché durante la 5ª tappa Roma-Firenze, preferì salire con la bicicletta sul treno a Civita Castellana per discendere, 240 km dopo, a Pontassieve e riunirsi al gruppo dei corridori.

Il vincitore Luigi Ganna, intervistato all'arrivo finale a Milano, pare che avesse laconicamente dichiarato: "me brüsa tanto el cü".

 

Sempre il 13 di Maggio: nel 1770 per primo aveva riconosciuto ed era sbarcato sull'Australia. Nel 1780, dieci anni dopo, la sua nave, la Resolution era tornata senza il suo capitano, ucciso dagli indigeni in Haiti, in Inghilterra!

 

Nel mezzo le scoperte di tutte queste terre (pur nella sua modestia, scriveva che dopo di lui ben poco c'era ancora da esplorare nel vastissimo Pacifico9 avrebbe avuto anche l'emozione di vedere una sponda ed il suo entrotera a perdita d'occhio, giallo per la fioritura di queste acacie che verranno importate in Europa con il nome di...mimose!!!

 

James Cook (Marton, 27 ottobre 1728 – Kealakekua Bay, 14 febbraio 1779) è stato un esploratore, navigatore e cartografobritannico.

Cook fu il primo a cartografare l'isola di Terranova, prima di imbarcarsi per tre viaggi nell'Oceano Pacifico nel corso dei quali realizzò il primo contatto europeo con le coste dell'Australia e le Hawaii, oltre alla prima circumnavigazione ufficiale della Nuova Zelanda.

Poco più che adolescente, Cook entrò nella marina mercantile britannica e nel 1755 si arruolò nella Royal Navy. Prese parte alla guerra dei sette anni, che coinvolse le principali potenze europee dell'epoca, e successivamente rilevò e cartografò gran parte della foce del fiume San Lorenzo durante l'assedio di Quebec. L'abilità dimostrata in questo compito contribuì a portare Cook all'attenzione dell'Ammiragliato e della Royal Society. Fu un momento cruciale sia nella carriera di Cook che nella direzione e l'esplorazione britannica d'oltremare, culminato nella sua nomina nel 1766 a comandante della nave HMS Endeavour, a bordo del quale eseguì il primo dei suoi tre viaggi nell'Oceano Pacifico.

In questi viaggi, Cook navigò per migliaia di miglia, in aree del globo allora in gran parte inesplorate. Combinando arte marinaresca, coraggio e capacità di condurre efficacemente gli uomini in condizioni avverse, oltre a un grande talento cartografico, raggiunse zone sconosciute e pericolose che mappò, registrando per la prima volta sulle carte nautiche europee la posizione di svariate isole e coste inesplorate, esaminandone e descrivendone le caratteristiche. Le sue carte mappano le coste di numerosi territori, dalla Nuova Zelanda alle Hawaii, con una precisione di dettaglio e una scala di rappresentazione mai raggiunte prima.

Nel 1779, Cook fu ucciso alle Hawaii in un violento scontro con gli indigeni durante il suo terzo viaggio esplorativo nel Pacifico. Egli lasciò un patrimonio di conoscenze scientifiche e geografiche che avrebbe influenzato i suoi posteri almeno fino al XX secolo.


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