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Il Santo del giorno, 2 dicembre: Abacuc Profeta - San Silverio, Papa e figlio di Papa

2 dic Silverius

Papa (successore dopo qualche anno del padre) si trovò coinvolto nella Guerra Gotica che devastò l'Italia con i Bizantini alla riconquista dell'Italia dai Goti, ma che preparò il terreno alla calata dei Longobardi

 

Abacuc, Profeta, sinonimo di antico vecchio!

di Daniele Vanni

 

 

Abacùc o Abacucco (in ebraico: Hăbaqqūq, חֲבַקּוּק; in greco: Ἀμβακούμ; in latino: Habăcuc; ... – VI secolo a.C.) è l'ottavo dei 12 profeti minori.

L'etimologia del nome Abacuc è incerta, potendo derivare dal nome di una pianta in assiro, probabilmente la cassia, oppure da una parola in ebraico significante colui che abbraccia o colui che lotta.

Viene generalmente collocato nei primi tempi del regno di Gioachino.

Non si hanno vere notizie biografiche a suo riguardo.

È autore di una profezia presente nella Bibbia: il Libro di Abacuc, costituito di 56 versetti, suddivisi in tre capitoli.

Nell'opera il profeta affronta vari temi, trattando della giustizia divina e della fedeltà all'alleanza, che conduce alla salvezza ed alla teofania.

Nella prima delle due parti che compongono tale profezia, che consiste in un dialogo tra Dio e Abacuc, i capitoli I e II, viene annunciata la conquista di Israele da parte dei caldei (1,5-11), cioè i Babilonesi, seguita dalla rovina degli empi (2,2-19). Nel terzo capitolo è invece presente una preghiera nella quale il profeta tesse le lodi della potenza di Dio.

Gli accenni alla conquista e allo stato della società giudaica porterebbero la data della composizione ai primi del VII secolo a.C., cioè durante il regno di Joachim, che durò dalla fine del VII secolo a.C fino all'inizio del VI secolo a.C. (Regno di Giuda, con capitale Gerusalemme, 609-598 a. C.).

Di grande importanza sono anche i Pesher Habakuk (Commento ad Abacuc): si tratta di un rotolo, facente parte dei manoscritti non biblici di Qumran, in cui si trovano dei commenti ai primi due capitoli della profezia: l'originale dei rotoli è ad oggi conservato all'università ebraica di Gerusalemme.

Nella città di Tuyserkan (Iran) ha sede un mausoleo, il tempio di Hayaghoogh - protetto dai Beni Culturali iraniani - che si crede sia di Abacuc.

Affrancato da Ciro II di Persia Abacuc si spostò presso Ecbatana: in quella zona morì e fu sepolto in quella che oggi è Tuyserkan nella regione di Hamadan.

Culto

Abacuc è venerato dalla Chiesa cattolica come santo e celebrato il 2 dicembre.

Secondo una tradizione medievale, le spoglie del profeta Abacuc si troverebbero nella cattedrale di Nocera Inferiore.

Teodorico di Niem, mentre papa Urbano VI è assediato nel castello del Parco di Nocera, descrive il territorio della città riferendo della presenza in chiesa delle spoglie del profeta.

« si scorge nei campi la chiesa di San Prisco, che fu un tempo cattedrale dove si conservano le reliquie del profeta Abacuc »

(Teodorico di Niem, De schismate libri III)

Secondo alcuni etimologi le espressioni italiane "vecchio come il cucco" ed ancor più "vecchio bacucco" derivano proprio da Abacucco, in quanto egli venne spesso rappresentato come un vecchio con una lunga barba bianca.

 

 

Silverio fu Papa e martire (Frosinone ? - † Palmarola (Ponza), 2 dicembre 537)

(Papa dal 01/06/536 al 11/11/537)

Originario di Frosinone, si trovò ad affrontare i torbidi inizi della guerra greco-gotica, che si sarebbe protratta per ben 18 anni, disastrando l’Italia. Fatto prigioniero, fu relegato nell'isola di Ponza, dove morì di stenti.

Etimologia: Silverio = abitatore delle selve, uomo dei boschi, selvaggio, dal latino

 

Oriundo di Frosinone, figlio del Papa santo, Ormisda, salì al soglio pontificio nel giugno 536, ma non fu l’immediato successore del padre, infatti dopo la morte di s. Ormisda avvenuta nel 523, vi furono come pontefici s. Giovanni I, s. Felice III, Bonifacio II, l’antipapa Dioscoro, Giovanni II, s. Agapito I, tutti governarono in media 2-3 anni ciascuno.

Alla morte di s. Agapito I, avvenuta a Costantinopoli il 22 aprile 536, Silverio fu eletto papa, pur essendo suddiacono, per imposizione del re ostrogoto Teodato (534-36); il quale era memore dei buoni rapporti ed intese, intercorsi tra il padre Ormisda e il re Teodorico.

Però, buona parte del clero si oppose a questa elezione, accettandola solo alla fine, dopo l’avvenuta consacrazione.

Il suo pontificato fu breve e molto travagliato. Venne coinvolto suo malgrado, nelle lotte politiche e religiose che in quegli anni turbarono l’Italia e la Chiesa, infatti era in corso la guerra tra i Bizantini e gli Ostrogoti (Guerra Gotica, 535-553) per il possesso della penisola.

Inoltre in Oriente continuavano ad esistere gruppi di monofisiti ostinati, appoggiati dall’imperatrice Teodora.

Il monofisismo, era una dottrina teologica che negava la natura umana di Cristo, affermandone l’unica natura divina; l’eresia, sviluppatosi nel V-VI secolo, fu condannata dal Concilio di Calcedonia nel 451 e determinò il distacco delle Chiese Copta, Armena e Giacobita di Siria.

Qualche mese dopo la sua elezione, il re Teodato suo protettore, fu deposto ed ucciso dai Goti; a dicembre 536 giunse alle porte di Roma, il generale Belisario con le sue milizie e Silverio insieme al Senato, si adoperò perché la città fosse occupata senza combattimenti.

Tre mesi dopo, nel febbraio 537, fu la volta del nuovo re degli Ostrogoti, Vitige a cingere d’assedio Roma con il suo esercito, con vari attacchi per ritornarne in possesso, distruggendo i dintorni compreso i cimiteri cristiani e le chiese.

E fu durante l’assedio degli Ostrogoti che cominciò la tragedia di Silverio; era giunto da Costantinopoli il diacono Vigilio con lettere dell’imperatrice Teodora per Belisario, perché favorisse l’elezione di Vigilio alla cattedra di s. Pietro.

Il diacono era già stato designato dal papa Bonifacio II (530-532) a suo successore, incontrando però l’opposizione del clero a questa novità, cioè la designazione invece che un’elezione, quindi non aveva potuto entrare in carica.

Alla morte di s. Agapito I, egli fu di nuovo designato dall’impero bizantino alla carica di pontefice, ma trovando già eletto Silverio, per la seconda volta egli veniva escluso.

Belisario cercò di non creare drammi e supponendo che all’imperatrice, stesse più a cuore la sorte dei monofisiti, (che Vigilio certo le aveva promesso con un annullamento delle decisioni del Concilio di Calcedonia), chiese a Silverio di accordare egli stesso ciò che stava a cuore a Teodora, ma il papa si rifiutò di accondiscendere.

Durante l’assedio degli Ostrogoti, che durò quasi un anno, fu messa in circolazione una presunta lettera di Silverio al re Vitige, nella quale prometteva di aprirgli la porta Asinara presso il Laterano, per consegnargli Roma!

Belisario convocò il papa al suo quartiere generale, contestandogli l’accusa che Silverio facilmente smontò, anzi, per evitare ulteriori sospetti, lasciò il palazzo del Laterano spostandosi presso la Basilica di S. Sabina.

Ma il 18-19 marzo ci fu un furioso attacco dei Goti e Silverio fu di nuovo chiamato da Belisario, che spalleggiato da sua moglie Antonina e da Vigilio, mosse altre accuse a Silverio.

IL Papa fu quindi spogliato degli abiti pontificali e vestito di un abito monastico. Ai chierici che l’accompagnavano restati in altra stanza, fu detto che non era più papa e si era fatto monaco!

Al suo posto, subentrava Vigilio (537-555), mentre Silverio fu deportato a Patara nella Licia:

Il vescovo di Patara si recò a Costantinopoli a protestare presso l’imperatore Giustiniano, dicendo che nel mondo vi erano molti re ed un solo papa e questi era stato scacciato dalla sua sede.

Giustiniano, vincendo le resistenze di Teodora, rimandò a Roma Silverio, con l’ordine che si riesaminassero le presunte lettere e l’intera questione e, se fosse risultato innocente, reintegrato come papa!

Vigilio impaurito dall’inaspettato ritorno, convinse Belisario di deportarlo nell’isola Palmarola (Ponza). Qui papa Silverio, per porre fine allo scisma che si era creato, abdicò l’11 novembre 537 e consunto dagli stenti e dalla fame, morì martire il 2 dicembre successivo.

Il suo corpo, contrariamente a quelli di altri papi morti in esilio, non fu trasferito a Roma, rimanendo nell’isola: il suo sepolcro divenne centro di guarigioni e miracoli e quindi meta di pellegrinaggi.

Notizie del culto tributatogli a Roma sono documentate solo qualche secolo più tardi, a partire dall’XI.

I due santi pontefici, Ormisda e Silverio, padre e figlio nella vita, sono i patroni della città di Frosinone, di cui erano nativi.

La memoria liturgica per la Chiesa universale è stata fissata al 2 dicembre, mentre nell'isola di Ponza, di cui è patrono, viene festeggiato il 20 giugno.


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