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Accadde oggi, 28 Aprile 1945: la fucilazione di Mussolini e della Petacci

28 aprile peatacci mussolini

Dopo immani errori ed una carneficina che in Italia fece sei milioni di morti, il Dittatore andò, come logica storica vuole, incontro al suo destino. Non così scontato quello della sua donna, Claretta, che "eroina" di un tempo che fu, e di un'intelligenza particolare, volle, per forza, legare fino in fondo, come fanno coloro che vogliono ad ogni costo,  passare alla storia, il suo destino a colui che era stato il Duce di "40 milioni di baionette", mentre il mondo andava verso la bomba atomica!

di Daniele Vanni

 

 

 

Mentre stava cercando di fuggire vestito da soldato tedesco, Benito Mussolini venne catturato dai partigiani in località Musso, (antico castello del Medeghino, un Medici) il 27 aprile 1945.

Durante la notte venne condotto insieme a Clara Petacci a Bonzanigo, frazione di Tremezzina, e ospitato presso la famiglia De Maria, partigiani e conoscenti del capitano Neri.

Tuttavia, non appena a conoscenza dell'arresto dell'ex capo del governo, il Comitato insurrezionale di Milano formato da Pertini, Valiani, Sereni e Luigi Longo, riunitosi alle ore 23.00 del giorno 27, decide di agire senza indugio e di inviare una missione a Como, per procedere all'esecuzione di Mussolini. Questo anche  per aggirare il comportamento equivoco del generale Cadorna, diviso tra i doveri di comandante del CLN e di lealtà verso gli Alleati. E per le manovre degli Alleati stessi, in particolare Inglesi che hanno inviato in zona spie ed emissari.

Il mattino successivo, 28 aprile, arrivò l'ordine di fucilazione portato da Milano dal colonnello Valerio, nome di battaglia del partigiano Walter Audisio. Lo stesso Audisio eseguì la condanna capitale "In nome del popolo italiano" del Duce e di Petacci alle ore 16:10, davanti a Villa Belmonte, in via XXIV Maggio.

Villa Belmonte

Questa è la ricostruzione accreditata dalla maggior parte degli storici, rimaneggiata più volte anche dallo stesso Audisio, ma senza modificarne lo schema generale. Esistono alcune ricostruzioni di quegli avvenimenti, anche in contraddizione tra loro, che non concordano coi tempi, con gli esecutori e con le modalità dell'esecuzione.

In realtà Walter Audisio cadde in ben 22 contraddizioni, nel raccontare la fucilazione di Mussolini; la stessa testimonianza dell'allora diciannovenne Dorina Mazzola, abitante del luogo, sposta esecuzioni e orari da tutt'altra parte. Il muro del cancello di Villa Belmonte è troppo basso per una fucilazione in piedi e stranamente si sono trovati proiettili nel muro del cancello, ma non nell'edicola religiosa alle spalle del muro, come se si fosse sparato a dei corpi sdraiati e non in piedi.

I corpi di Mussolini e della Petacci risultarono, da una troppo sommaria autopsia, crivellati di colpi alle spalle che fa supporre una dinamica dell'esecuzione ben diversa da quella raccontata dai tre esecutori.

Nella testimonianza di Dorina, che fu ripetutamente minacciata di tacere, parla anche di una lussuosa macchina fotografica che riprese i corpi dei due subito dopo la morte, avvenuta secondo Dorina fuori della famosa "Casa De Maria", verso le 10 per il Duce e un po' prima di mezzogiorno per la Petacci (forse fu eliminata successivamente come testimone scomodo).

Eliminato Mussolini, sparì anche il prezioso carteggio che recava con lui, con cui minacciava di fare i conti con mezzo mondo.

I loro cadaveri vennero in serata portati a Milano con un camion assieme ai 16 gerarchi fucilati a Dongo e il 29 aprile in piazzale Loreto, furono tutti appiccati a testa in giù ad una pompa di benzina e poi esposti alla furia popolare.


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